Durante le prime fasi della pandemia di COVID-19 alcuni pazienti attiravano l'attenzione dei medici per una caratteristica apparentemente sorprendente: presentavano livelli di ossigenazione molto bassi senza manifestare una sensazione di difficoltà respiratoria proporzionata alla gravità dell'ipossiemia.
Il fenomeno divenne popolare con espressioni come “happy hypoxia” o “ipossia felice”. In ambito scientifico è però più corretto parlare di ipossiemia silenziosa, cioè una condizione nella quale una ridotta ossigenazione del sangue non è accompagnata dalla dispnea che ci si potrebbe aspettare.
All'inizio della pandemia l'ipossiemia silenziosa venne talvolta descritta come una caratteristica particolare e misteriosa del COVID-19.
Gli studi successivi hanno permesso di ridimensionare questa interpretazione.
L'assenza di una forte sensazione di dispnea in presenza di ipossiemia era infatti già conosciuta dalla fisiologia respiratoria prima dell'arrivo del SARS-CoV-2.
La pandemia, per le sue enormi dimensioni e per il numero elevato di pazienti con polmonite e insufficienza respiratoria, rese però il fenomeno molto più evidente agli occhi dei medici e dell'opinione pubblica.
Un punto fondamentale riguarda la differenza tra ipossiemia e dispnea.
L'ipossiemia indica una riduzione dell'ossigenazione del sangue.
La dispnea è invece la percezione soggettiva di difficoltà respiratoria.
Le due condizioni possono presentarsi contemporaneamente, ma non esiste una corrispondenza perfetta tra il livello di ossigenazione e l'intensità della sensazione di mancanza d'aria.
Per questo motivo una persona può presentare un'alterazione significativa dell'ossigenazione senza percepire inizialmente una difficoltà respiratoria altrettanto intensa.
La sensazione di difficoltà respiratoria non dipende esclusivamente dalla quantità di ossigeno presente nel sangue.
Anche l'anidride carbonica e la risposta dei centri respiratori svolgono un ruolo importante nella regolazione della ventilazione e nella percezione della dispnea.
In alcune condizioni un paziente può aumentare la ventilazione e mantenere relativamente bassa la quantità di anidride carbonica nel sangue.
Questo può contribuire a spiegare perché una riduzione dell'ossigenazione non venga sempre accompagnata immediatamente da una forte sensazione di fame d'aria.
La letteratura scientifica ha preso in considerazione numerosi altri elementi.
Età, risposta individuale all'ipossiemia, caratteristiche della malattia polmonare, alterazioni del rapporto tra ventilazione e perfusione e differenze nella percezione della dispnea possono contribuire al quadro clinico.
Durante la pandemia furono proposte anche ipotesi riguardanti possibili effetti specifici del SARS-CoV-2 sul sistema nervoso e sulla percezione respiratoria.
Alcune di queste ipotesi sono rimaste oggetto di ricerca e non devono essere considerate spiegazioni definitivamente dimostrate.
La pandemia rese estremamente popolare anche il pulsossimetro, comunemente chiamato saturimetro.
Questo dispositivo permette di stimare in maniera non invasiva la saturazione periferica dell'ossigeno.
La misurazione deve però essere interpretata nel contesto clinico: movimento, perfusione periferica, caratteristiche dello strumento e altre condizioni possono influenzare l'accuratezza della lettura.
Un singolo valore non sostituisce quindi una valutazione sanitaria quando esistono sintomi o condizioni cliniche preoccupanti.
L'ipossiemia silenziosa osservata durante la pandemia rappresenta un interessante esempio di come un fenomeno fisiologico già conosciuto possa apparire nuovo quando viene osservato su una scala senza precedenti.
Le ricerche successive hanno contribuito a superare l'idea di una misteriosa “ipossia felice” esclusiva del COVID-19.
La relazione tra ossigenazione, ventilazione e percezione della dispnea è complessa e può variare considerevolmente tra individui e condizioni cliniche.
L'espressione “happy hypoxia” ebbe grande successo mediatico, ma può essere fuorviante.
Una persona con ipossiemia non è necessariamente “felice” o priva di una condizione clinicamente importante: semplicemente può non avvertire una dispnea proporzionata alla riduzione dell'ossigenazione.
Per questo motivo ipossiemia silenziosa rappresenta una definizione più precisa.
Fonti: Tobin M.J., Laghi F., Jubran A., Why COVID-19 Silent Hypoxemia Is Baffling to Physicians, American Journal of Respiratory and Critical Care Medicine, 2020; Kallet R.H. et al., Respiratory Drive, Dyspnea, and Silent Hypoxemia: A Physiological Review in the Context of COVID-19, Respiratory Care, 2022.
Nota: questo articolo ha finalità informative e storico-divulgative e non fornisce criteri per l'autodiagnosi o indicazioni terapeutiche.