La pandemia di COVID-19 modificò profondamente l'organizzazione dell'emergenza sanitaria territoriale.
Durante le prime fasi dell'emergenza, nel 2020, i sistemi di soccorso dovettero affrontare una situazione nuova: assistere pazienti potenzialmente affetti da SARS-CoV-2 cercando contemporaneamente di proteggere operatori sanitari, soccorritori e altri pazienti dal rischio di contagio.
In quel contesto furono pubblicate numerose raccomandazioni dedicate alla gestione territoriale dei casi sospetti.
Uno degli aspetti più importanti riguardava la possibilità di individuare già durante la chiamata alla Centrale Operativa elementi compatibili con una possibile infezione.
La raccolta delle informazioni permetteva di preparare meglio l'equipaggio e organizzare l'intervento tenendo conto del possibile rischio infettivo.
Durante la pandemia il ruolo delle Centrali Operative divenne quindi ancora più importante nella valutazione e nella gestione dei pazienti prima dell'arrivo dei mezzi di soccorso.
Un'altra priorità era rappresentata dalla protezione del personale.
Gli operatori dell'emergenza territoriale lavorano inevitabilmente a distanza ravvicinata dal paziente e alcune procedure assistenziali possono aumentare l'esposizione a secrezioni e particelle respiratorie.
Durante la fase pandemica furono quindi rafforzate le procedure relative ai dispositivi di protezione individuale, all'igiene delle mani e alla gestione dei materiali utilizzati durante l'intervento.
La valutazione clinica rimaneva fondamentale.
Oltre ai sintomi riferiti dal paziente, gli operatori consideravano parametri vitali e condizioni generali per identificare eventuali segni di compromissione respiratoria o altre situazioni che richiedessero assistenza urgente.
La presenza di una possibile infezione da SARS-CoV-2 non eliminava naturalmente la necessità di riconoscere e trattare altre emergenze tempo-dipendenti.
La pandemia impose anche una profonda riorganizzazione dei percorsi ospedalieri.
Quando necessario, il trasporto doveva essere coordinato con le strutture di destinazione affinché il paziente potesse essere indirizzato verso percorsi appropriati.
Questa organizzazione aveva l'obiettivo di ridurre il rischio di esposizione e, allo stesso tempo, garantire continuità nell'assistenza.
Dopo il trasporto di pazienti sospetti o confermati, particolare attenzione veniva dedicata alla pulizia e alla disinfezione dell'ambulanza e delle attrezzature.
Queste procedure rappresentarono una parte importante dell'organizzazione dei servizi di emergenza durante la pandemia.
Le raccomandazioni elaborate durante le prime fasi della pandemia devono essere interpretate nel contesto nel quale furono prodotte.
Nel corso degli anni le conoscenze sul SARS-CoV-2, le misure di prevenzione, le vaccinazioni, le terapie e l'organizzazione sanitaria sono cambiate considerevolmente.
I documenti del 2020 conservano però un importante valore storico e professionale perché mostrano come i sistemi di emergenza territoriale si adattarono rapidamente a una situazione sanitaria senza precedenti.
Fonte storica: raccomandazioni e documentazione professionale pubblicate nel 2020 per la gestione territoriale dei pazienti con sospetta infezione da SARS-CoV-2, tra cui materiale SIIET.
Nota: questo articolo ricostruisce l'organizzazione dell'emergenza territoriale durante la pandemia e non costituisce un protocollo operativo attuale. Professionisti e soccorritori devono fare riferimento alle procedure e alle indicazioni vigenti nella propria organizzazione.