COVID-19: Fase 2. Come riparte la sanità.

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COVID-19: Fase 2, come ripartiva la sanità italiana nel 2020

Con l'avvio della cosiddetta Fase 2 dell'emergenza COVID-19, nella primavera del 2020 il Servizio sanitario nazionale si trovò ad affrontare una nuova sfida: continuare a gestire i pazienti affetti da coronavirus e, contemporaneamente, riprendere progressivamente le attività sanitarie che erano state rinviate durante la fase più critica della pandemia.

Nei mesi precedenti molte visite specialistiche, esami diagnostici e interventi programmati erano stati posticipati. Anche gli accessi ai Pronto Soccorso avevano registrato una forte diminuzione, dovuta sia alla riduzione degli accessi non urgenti sia al timore dei cittadini di recarsi nelle strutture sanitarie.

Percorsi separati negli ospedali

Uno degli elementi centrali della ripartenza era la separazione dei percorsi assistenziali.

L'obiettivo era mantenere distinti i pazienti con sospetta o confermata infezione da COVID-19 dagli altri pazienti, consentendo agli ospedali di tornare progressivamente a occuparsi anche di patologie croniche, oncologiche, cardiovascolari, traumatiche e delle altre condizioni che richiedevano assistenza.

In diverse realtà furono mantenute strutture o aree specificamente dedicate ai pazienti COVID-19.

Pronto Soccorso e pre-triage

Anche nei servizi di emergenza-urgenza diventò fondamentale mantenere percorsi separati.

Il pre-triage, la valutazione dei possibili sintomi compatibili con COVID-19 e la separazione dei pazienti rappresentavano strumenti importanti per ridurre il rischio di contagio all'interno dei Pronto Soccorso.

Durante il lockdown era stata inoltre osservata una forte riduzione degli accessi alle strutture di emergenza. Il fenomeno aveva riguardato gli accessi meno appropriati, ma aveva sollevato anche una preoccupazione importante: alcuni pazienti con condizioni potenzialmente gravi, come infarto o ictus, potevano ritardare la richiesta di assistenza per paura del contagio.

Ripresa di visite ed esami

La ripartenza dell'attività sanitaria comportava anche la necessità di recuperare le numerose prestazioni rinviate.

Tra le soluzioni valutate dalle strutture sanitarie vi erano l'ampliamento degli orari delle attività ambulatoriali, una migliore organizzazione degli appuntamenti e misure per evitare l'affollamento delle sale d'attesa.

Parallelamente, l'esperienza della pandemia contribuì ad accelerare l'utilizzo della telemedicina, delle ricette elettroniche e di alcune forme di monitoraggio a distanza dei pazienti.

Ripresa dell'attività chirurgica

Un'altra priorità era il recupero degli interventi chirurgici programmati che erano stati rinviati durante l'emergenza.

La ripresa richiedeva però nuove procedure organizzative e di sicurezza, con particolare attenzione alla valutazione dei pazienti prima dell'intervento, all'utilizzo dei dispositivi di protezione e alla separazione dei percorsi ospedalieri.

Studi medici e odontoiatrici

Anche medici di medicina generale e odontoiatri dovettero modificare profondamente l'organizzazione delle proprie attività.

Appuntamenti programmati, riduzione delle persone presenti contemporaneamente nelle sale d'attesa, dispositivi di protezione, sanificazione degli ambienti e valutazione preventiva di eventuali sintomi divennero elementi caratteristici dell'assistenza sanitaria durante quella fase della pandemia.

Un cambiamento profondo nell'organizzazione sanitaria

La Fase 2 rappresentò quindi non semplicemente una "riapertura" della sanità, ma un periodo di profonda riorganizzazione.

L'esigenza era duplice: continuare a controllare la diffusione del coronavirus e, nello stesso tempo, garantire nuovamente ai cittadini l'accesso alle cure per tutte le altre patologie.

Molte delle soluzioni sperimentate durante quel periodo — dalla telemedicina alla maggiore attenzione alla gestione dei flussi dei pazienti — contribuirono successivamente al dibattito sull'organizzazione dell'assistenza sanitaria.

Nota: questo articolo ricostruisce la situazione della sanità italiana durante la Fase 2 dell'emergenza COVID-19 nel 2020 e ha valore storico-documentale. Non descrive necessariamente le procedure sanitarie attualmente in vigore.

Fonti dell'articolo originale: Nurse Times e la Repubblica.

Stefano Bellemo

Infermiere

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